Come costruiamo il prezzo?

Annebbiati dal marketing della grande distribuzione, attratti dalle sirene del “sottocosto”, rischiamo di dimenticare che dietro il prezzo di un bene c’è la remunerazione di chi l’ha prodotto. L’eccessivo ribasso dei prezzi – mentre inganna il consumatore sulla sua capacità di acquisto – lo umilia come lavoratore: dietro quel prezzo c’è un altro lavoratore, come lui, che non riceve un compenso adeguato al proprio lavoro.

Noi vogliamo praticare il “giusto prezzo”, un prezzo che corrisponda al prezzo di produzione e quindi riconosca il lavoro dei contadini e di coloro che partecipano ai processi di trasformazione dei prodotti agricoli. A quel prezzo aggiungeremo solo ed esclusivamente una quota necessaria a coprire le spese di gestione dell’emporio.

Riconoscere un giusto prezzo permette la sopravvivenza delle aziende di  produzione e trasformazione. Chi acquista al giusto prezzo partecipa in prima persona al sostegno di questo modello economico: la sua scelta ha un valore sociale, è un investimento sulla gestione dei territori nei quali sono insediate le  aziende , che sono anche e soprattutto luoghi di vita. È un sostegno all’occupazione e al lavoro non alienato.

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